
Si incontrarono, così come fanno i pianeti nelle traiettorie prestabilite e vincolate dal magnetismo delle masse e dei corpi.
Si studiarono con diffidenza.
Lei, cometa brillante con lo strascico lungo, multicolore, sfavillante.
Lui, grezzo ammasso di materia che sogna di esser stella e brilla solo di luce riflessa.
Lenti, nel loro incedere millenario, si sfiorano con la mente nel vuoto dell’infinito nulla che li circonda…
Giocano come palle su un biliardo rotolando in silenzio.
La coda di lei spinta da un vento solare carezza il volto di lui…
La forza di lui impegnata al massimo per attrarla a sé… di più, di più, di più…
Quasi a toccarsi, quasi a vedersi, quasi a penetrarsi…
Per un attimo sono un corpo solo, una forma lucente visibile da lontano, anni luce…
Un’emissione radio nello spazio ne attesta l’amplesso, un lampo nel buio…
Il buio c’è sempre, basta una piccola luce per farlo indietreggiare…
Spesso piove e fa freddo, ma la relazione tra i sensi e il mondo esterno ha un fragile legame fatto di niente…
Le nuvole sono ricche di acqua e si sciolgono donandosi alla terra così come fanno i corpi alla loro fine…
Gli occhi li usiamo per vedere ma l’interpretazione è relativa al soggetto che li usa…
So di non sapere e spesso mi affanno nel voler conoscere ma ancor più spesso mi adagio nel sentire…
Quanta energia nel sole e nelle stelle, quanti elettroni girano nelle cose che afferriamo e modelliamo…
Abbraccio un albero e capisco quanto è solo, poi scopro che è lui a piangere per me…
La finzione del gioco della vita soffoca come cenere nell’aria e blocca tutti gli accessi, tutti i varchi, tutte le vie…
Spesso sono felice ma so che poi passa, spesso sono triste ma so che poi passa, spesso sono vivo ma so che…
Scrivere, mettere su carta o su schermo un pensiero è come fotografare carbone al buio…
Sto molto bene, ho paura di quanto sto bene… la consapevolezza di non saper più scrivere mi libera da molti vincoli… ora, volendo, potrei farlo liberamente… scombinando le parole e le frasi, sgrammaticando i concetti… insaporendo le stringhe con parolacce o assurde neologie senza senso…
La domanda unica è… perché? Perché sento il cazzo di bisogno di avere un blog?
Di spartire le cazzate che partorisce la mia mente nei rari momenti che riesco a stare da solo?
Qual è la molla che costringe a mostrarmi per quello che in fondo in fondo poi nemmeno sono io?
Cerco sesso? Forse… ma non sarebbe più logico uscire e conoscere potenziali partner nel mondo reale? Cerco amicizie? Forse… ma in una realtà virtuale come si può essere davvero amici senza invadere la sfera privata che comunque più o meno ognuno di noi cerca di salvaguardare?
Cerco di mettermi in mostra per far vedere al mondo intero quanto valgo e quanto sono fico? Forse… ma se questo fosse vero, allora è la testimonianza reale che non valgo proprio un cazzo.